La Tenda Rossa, Cerbaia di San Casciano Val di Pesa FI [9.3]
Solo dopo esserti lasciato alle spalle il
portoncino della Tenda Rossa potrai capire di più di un questa adorabile Casa: un
progetto di vita familiare - bi-familiare, oseresti dire, Santandrea e
Salcuni - immanente, gigantesco, coinvolgente: fino ad occupare interamente
l’orizzonte di chi a questa Tavola dedica non meno della vita, e per più
generazioni. E la cucina, eccellente, è solo uno dei componenti del benessere
che una sosta tra le colline di uno degli angoli più fotografati della Toscana,
e quindi d’Italia, e quindi del mondo ti può regalare. Ospitalità infatti qui vale la lettera maiuscola in ogni suo
aspetto: dall’accoglienza sulla porta, quando avrai la sensazione che senza di
te la serata non sarebbe potuta iniziare, all’arrivederci al termine
dell’evento, sempre tra vetrine di distillati pregiati e plastici bronzi, opere
alle pareti e tendaggi che rendono l’ambiente ovattato e la luce soffusa.
Senza delirii d’architettura d’interni di sorta, avrai tavoli grandi e
spaziosi, distanti tra di loro con un respiro arioso, e comode
poltroncine su cui passare qualche oretta in compagnia d’ogni genere di
delizia. Gusto classico, calma e serenità: despacio y suave,
null’altro.
Assieme alla Grande Carte arriva in tavola un aperitivo, che fin da
subito chiarisce il tono e il modo: Ferrari Perlè in magnum, e una friabile
schiacciatina per gradire. Anche il servizio ha quel mood classico che
vuole stupire solo per la sobrietà: non una sbavatura, non una
esitazione; sempre sorrisi a profusione, gran voglia di rispondere alle
aspettative, molte paia d’occhi a seguire di lontano. E, che dire, le cloche
che si alzano all’unisono sono sempre un momento di
grande espressione emotiva.
Dimmi cosa vuoi, pare recitare il volume che hai di fronte: dallo spettacolare menù
di sette portate tra le più rappresentative del mercato e della
stagione, tra terra e mare (115€), proposto anche in abbinamento con
degustazione di vini (150€). Poi altre proposte in delega piena: vegetabile,
minimenù del mezzogiorno, idee dalla cucina il cui solo limite è la fantasia e
l’appetito.
Dalla lista potrai scegliere dopo non poco imbarazzo data la qualità
dell’enunciato. Dopo il salmone affumicato con la “nostra” pizzetta potrai
accedere alla fantasia di fegato grasso d’oca con pan dolce: a pralina
bruciata, a cubo con crosta di granella al cacao, a scaloppa con salsa
balsamica, cicoria e spicchi di pera, e da sola ne vale tre:
soprattutto per l’inarrivabile cubetto in cui fegato e cacao s’azzuffano per
comporsi in qualche altra idilliaca dimensione. Oppure la strepitosa sfera
di pan di fegato farcita all’albicocca con bocconcini di bianco di coniglio
mantecato al finocchio, dove i contrasti sono contenuti in splendido
equilibrio. Dall’acqua potrai avere i morbidissimi bocconcini di
piccoli calamari ripieni all’astice con ragù di carote aromatizzate alla radice
di zenzero e zafferano, semplicemente deliziosi.
Grave la scelta tra i primi: sono buoni i garganelli con filangè di
zucchine, dadolata di filetti di triglia appena scottati allo scalogno e trito
di olive taggiasche, ma sono sublimi nella loro eterea semplicità le mezzalune
di melanzana con pomodorini vesuviani, capperi di Salina e trucioli di ricotta
affumicata: una tavolozza di sapori mediterranei al tempo sintetica ed
enciclopedica, opera davvero rara anche per l’occhio guardone. Travolgenti, sul
filo della perfezione, i “cappelli” bianchi e neri di cinta senese con
fiore di cavolo verde al leggerissimo profumo d’aglio e cubetti di fegato
grasso d’oca: sfoglia a velo e cotture perfette per una preparazione
complessa ma proposta con grande leggerezza, quasi una forma di compiaciuto understatement.
Attenzione, le porzioni non sono micragnose, dunque alle
pietanze dovrai arrivare senza lasciarti troppo sedurre dai pani sfornati a
getto continuo: briochine, al sesamo, aromatizzati in vario modo e sempre
caldi. Magari per accompagnare il golosissimo petto di piccione farcito
sotto pelle con le sue rigaglie con salsa al Porto, tartufo nero di Norcia,
mela cotogna e la coscetta croccate al fegato grasso, che ha
nell’intensità vinosa della salsa un suo perdonabilissimo off, mentre
le cotture curatissime e il piccolo capolavoro della coscia “a sè” fanno
storia. Puoi anche stupire per la ragione sociale quasi banale delle punte
d’asparagi con uovo (di Parisi) in camicia con crema di formaggio, zafferano e
tartufo nero di Norcia, composizione invece votata ad una raffinata
teroria di sfumature di sapore.
Non dimenticare che c’è un di più da queste parti: potresti
infatti lasciarti condurre per mano dalle sommelieres appassionate
preparate e spesso in vena di regalare emozioni in un vortice di assaggi da esaltazione
pura: per pura annotazione, perchè la lista viene preparata ogni
giorno, potresti imbatterti in un Taurasi di Mastroberardino del 77, in un Bricco dell’Uccellone dell’85, o
in uno strepitoso Tignanello da magnum dell’83. Cose che normalmente
puoi solo sognare… ma qui amare, in mescita. Solo questo vale il viaggio, la
coda ai cantieri della superstrada, lo stordimento ai nuovi svincoli di Firenze
e una certa preoccupazione etilometrica.
Alla carta dei dolci avrai altre delizie, puntualmente proposte con abbinamenti
enoici di livello. Prova dunque il soufflè d’arancio con spuma di
ricotta e cioccolato bianco, leggerissimo a fine pasto, con un
bicchiere del Ramandolo di Dri millesimo 1988.
Un 3×3 di cioccolatini & spumini concluderà il viaggio. La cantina della Tenda Rossa è spettacolare. Non solo la
grande quantità di referenze ti potrà entusiasmare, ma la varietà d’annate e di
formati, proposti a prezzi ragionevoli, soddisferà i curiosi più curiosi. Anche
distillati per ogni ricerca.
La scelta di quattro piatti alla carta vale circa 100€, la degustazione di vini
la metà. Dopo
esserti lasciato alle spalle il portoncino di cui hai letto qualche riga fa, ti
parrà ancora che il rapporto spesa benessere sia valevole:
perchè sì, questa Tavola è indimenticabile.
PS: luci soffuse grande benessere, e
pessime foto. ma tant’è e vale il cambio.
Da un lato è apprezzabile che le porzioni non
siano piccine, dall’altro si corre il rischi di non poter terminare la degustazione. Mi
capita spesso di dover solo assaggiare senza terminare la portata cosa che
detesto ma….
vero, vero, non sopporto di lasciare cibo nel
piatto: la mia campagnuolità, che coniuga fame e morigeratezza, lacrima. anche
nei banchetti casalinghi non apprezzo che mi si parino davanti montagne di
cibo: mi sento minacciata.
forse il povero mangia tutto anche fino a
sentirsi male e se per caso avanza mette in tasca, il ricco se avanza lascia.
mi viene alla mente, in associazione
disordinatella, l’usanza della corte ottomana, dove gli avanzi del sultano -
che DOVEVA lasciarli - venivano mangiati dai cortigiani in attesa.